frase

VERITAS VOS LIBERAT
-------------------------------------------------------
NOI PIANGIAMO PER COLORO PER CUI NON PIANGE PIÙ NESSUNO

-------------------------------------------------------


PRO VERITATE ADVERSA DILIGERE ET PROSPERA FORMIDANDO DECLINARE

-------------------------------------------------------

giovedì 13 giugno 2013

RENATA MOSCATELLI ( Roma, Lazio, 1984 )





Renata Moscatelli
Roma Via Carlo Poma 4
21 Ottobre 1984














 Capita a ciascuno di noi almeno una volta di guardare un edificio e avere una sensazione di inquietudine. Vuoi per lo stile architettonico, vuoi per lo stato di conservazione o per mille altri elementi soggettivi. Ci sono edifici che invece hanno oggettivi motivi per dare inquietudine. Tra essi il complesso residenziale di Via Carlo Poma a Roma. Costruito in epoca fascista da una cooperativa composta da militari e impiegati dello stato è un complesso composto da varie palazzi collegati tra loro. Negli anni in Via Carlo Poma si stabiliscono molti studi professionali e personaggi dello spettacolo. Un vero meandro di appartamenti, scale. Per accedere al complesso residenziale di Via Poma vi sono diversi ingressi, sorvegliati da portieri. Sorvegliati si ma non al punto da impedire che in 6 anni Via Poma diventasse il teatro di due omicidi ad oggi senza soluzione. Nel 1984 viene uccisa nel suo appartamento Renata Moscatelli, nel 1990 viene uccisa nella sede dell'Associazione Italiana Alberghi della Gioventù Simonetta Cesaroni. La vicenda del delitto che ha visto vittima Simonetta Cesaroni è molto conosciuta e vede ancora aperto l'iter processuale a carico di Raniero Busco all'epoca dei fatti fidanzato della Cesaroni. Molto meno conosciuta è la vicenda dell'omicidio di Renata Moscatelli. Di questa vicenda proviamo a capire qualcosa di più. Renata Moscatelli 68 anni vive sola in Via Poma 4 primo piano scala E, figlia di Giuseppe Moscatelli ( negli anni 40 vice comandante dell'Arma dei Carabinieri), sorella di Adriana Moscatelli (ex moglie di Pio Theodoli Braschi e madre di Giovanni Theodoli Braschi ). Secondo le cronache dell'epoca Renata incontrava spesso la sorella con la quale aveva delle discussioni per via dell'eredità lasciata dal padre ( morto nel 1982 ). Renata Moscatelli aveva un vita regolare nei tempi e nei luoghi. Usciva di casa solo nelle ore diurne per recarsi sempre nei soliti luoghi : il mercato di Via Tito Speri e la chiesa di Santa Maria Apostolorum a Piazza D'Armi in Via Giovanni Ferrari 1. In chiesa oltre ad andare a messa frequentava il circolo parrocchiale sia per contribuire ad opere di carità sia per partecipare a visite presso santuari di diverse zone d'Europa ( secondo le cronache giornalistiche dell'epoca poco tempo prima della morte Renata aveva visitato santuari a Mosca e Leningrado, mentre l'anno prima era stata in Grecia ). Con i vicini Renata Moscatelli aveva rapporti fugaci. Aveva provveduto a far montare una porta blindata con cerniere antistrappo e sbarre di ferro alla finestra, sceso il buio si chiudeva in casa senza aprire a nessuno. Eppure, purtroppo per lei, a qualcuno apre il 21 ottobre 1984. Una domenica come le altre, nel pomeriggio Renata si reca a messa per poi rientrare a casa. Nella serata lei telefona ( puntata chi l'ha visto? 23-11-2011 ) a Don Marcello della compagnia di San Paolo chiedendo una stanza per il signor Mardocci, che si trova accanto a Renata, che aveva smarrito le chiavi di casa . Il nome di Mardocci risulta cancellato dal registro della Compagnia perchè in seguito telefonò lo stesso Mardocci dicendo di aver trovato le chiavi di casa e che quindi non aveva più necessità della stanza. Dopo la telefonata a Don Marcello di Renata nessuna notizia. Il 23 ottobre 1984 Adriana Moscatelli si reca a trovare la sorella ma bussa invano. Secondo le dichiarazioni del portiere Adriana Moscatelli avrebbe proferito la frase “ Dio, magari me l'hanno trucidata”. Comunque sia Adriana Moscatelli ritorna il giorno dopo con un fabbro che forza la porta blindata. Dopo aver forzato la porta trova Renata Moscatelli uccisa. Il corpo giace vicino al telefono. Presenta una ferita alla testa, vicino al corpo un cuscino intriso di sangue e pezzi di vetro di una bottiglia di whisky forse usata per colpirla alla testa. La morte è stata causata da soffocamento, nel soffocarla l'assassino le rompe diverse costole. L'epoca della morte viene indicata tra le 18 e le 24 di domenica 21 ottobre 1984. La porta non presenta segni di effrazione, nulla viene rubato. Soltanto i portaritratti sono stati manomessi. Le indagini puntano per un attimo sulla sorella di Renata Moscatelli per poi chiudersi senza aver trovato l'assassino.

Renata Moscatelli apre all'assassino o entra con lui in casa, segno che lo conosceva bene. Poi c' è il fatto della telefonata fatta da Renata a Don Marcello , chi è il signor Mardocci ? Potrebbe contribuire alla risoluzione del caso. Il movente non è certo il furto, forse una discussione improvvisa o la necessità di ucciderla per poi cercare qualcosa in casa. I portieri non vedono nessuno quindi o l'assassino è stato fortunato o conosceva vie per uscire senza essere visto o ha trovato rifugio all'interno di un appartamento di Via Poma. Vi è una analogia ( si badi bene analogia che ad oggi si può ascrivere solo a coincidenza ) tra l' omicidio di Renata Moscatelli e quello di Caterina Skerl avvenuto il 21 gennaio 1984 a Roma, anche nel caso di Caterina Skerl l'assassino mentre la strangola le rompe diverse costole. Venuto meno il movente del furto, venuto meno il movente sessuale, escluso quello della lite familiare, quale motivo ha spinto qualcuno a superare la diffidenza di Renata e poi colpirla a tradimento ?. Forse per qualcosa che lei aveva visto o di cui era a conoscenza ?.